CAPPELLI PER LE MONDINE

Nella campagna di “raccolta” del 1951, a causa di numerose piogge nel periodo di maturità del grano, la paglia divenne, a causa della tignola, scura e macchiata e gli abituali acquirenti toscani e veneti rifiutarono l’acquisto anche a bassissimi prezzi!
Certamente non era adatta per i loro articoli di qualità… I prezzi nei mercati settimanali locali scesero paurosamente. Le trecciaiole casalinghe incolparono erroneamente l’avvento della costituzione consortile, la quale ben lungi dall’essere un presunto “trust” fu invece creata a tutela del settore “trecciaiuole” ed a “difesa” della precedente “concorrenza sleale”. Fu proprio questa istituzione, invece, che sostanzialmente risollevò per molti anni gli interessi di tutti i lavoratori della paglia (dalle casalinghe trecciaiuole, ai numerosi dipendenti delle aziende di cappelli, dalle fabbriche di borse e secchielli, agli stessi imprenditori “industriali” e commercianti di trecce di paglia).
Nel gennaio dell’anno successivo Silvano Giubbilo, dopo aver letto una relazione ufficiale infortunistica redatta dall’E.N.P.I., riguardante la rilevante percentuale di insolazioni riportata dalle Mondine del vercellese (importante centro europeo per la coltivazione e produzione di riso) non perse l’occasione di comunicare la crisi della paglia nei centri facenti parte dell’elettorato del suo amico, l’allora sottosegretario del Ministero del Lavoro On. Delle Fave, proponendo l’acquisto di cappelli di paglia da far indossare ai mondariso durante il lavoro. L’idea fu accolta con soddisfazione. Dato che esisteva da tempo la ditta Ascenzio Vecchi di Massa Fermana, fabbricante di specifici cappelli di paglia per uso agricolo, gli fu chiesto di modificare il cappello, chiamato Piffero, nella cupola e nella falda, da sottoporre come prototipo, in una eventuale commessa da parte dell’Ente Nazionale Prevenzione Infortuni. Approvato il campione, l’ENPI commissionò la prima fornitura all’A.M.P.A. da destinarsi alle Mondine. L’idea, oltre alla prevenzione dell’infortunistica sul lavoro, risolse la crisi delle trecciaiole, degli operai e delle fabbriche di cappelli con assegnazioni di quote delle commesse a tutte le ditte locali in proporzione al numero delle loro cucitrici. Per l’anno successivo, fu creata appositamente la “Falerpaglia” di Piane di Falerone come industria produttrice di cappelli, borse e affini. La quasi totalità dei cappellacci destinati alle Mondine e delle borse venivano confezionate esclusivamente per gli Stati Uniti d’America, per uso week end.
Qualche anno dopo si verificò il tracollo definitivo di tutte le industrie toscane, emiliane e venete.
Restarono in piedi solo alcune aziende del Piceno nelle Marche. Grazie alla tenacia e alle capacità innovative degli imprenditori della paglia e alla diversificazione dei materiali, queste aziende costituiscono attualmente un centro importante che produce e commercializza cappelli esportandoli ovunque nel mondo.