La peculiarità nel Piceno della falciatura del grano, rasente il terreno, permise agli artigiani anche l’utilizzo, solo in alcuni casi, del segmento più basso dello stelo per confezionare grossolane trecce per cappelli a buon mercato. Nel frattempo nel mercato si inseriva la cannuccia.
Nel periodo di detenzione nei campi di concentramento in Jugoslavia e Turchia, Giuseppe Fermani ebbe l’idea di realizzare tubicini pseudo igienici con canne nodose vuote di campo, rustiche e di piccolo calibro, che adottò per mangiare aspirando minestre dall’unica padella a disposizione dei prigionieri.
Nel 1920, all’età di 25 anni, Giuseppe non appena tornato dalla guerra, divenne titolare della ditta “Fermani Clemente & Figlio” di Giuseppe Fermani – Falerone (Marche) ereditata dal padre, produttrice di vari articoli in paglia e vendita di cappelli confezionati dalla ditta Vecchi Ascenzio di Massa Fermana, alla quale forniva le materie prime. Animato dal desiderio di attuare il suo vecchio progetto, Giuseppe, con la parte in filo e il pedalone degli steli di grano, realizzò “cannucce” di paglia per sorbire bibite. Il procedimento è il seguente.
Dopo la stoppiatura, i diversi fili di grano vengono rinchiusi in appositi cassoni per essere sottoposti all’azione dello zolfo che brucia, la cui esalazione li rende bianchi e relativamente sterili. Le paglie solforate, con un congegno semplicissimo detto “uguagliatrice”, vengono graduate in diverse grossezze, per essere poi oculatamente selezionate una dopo l’altra da mani esperte, e recise nella parte inferiore con delle comuni forbici da sarta. Riunite in piccoli mazzi, legati con filo di raffia alle estremità, le paglie, perfettamente pareggiate attraverso la battitura su una tavoletta in legno nella parte superiore, con un falcetto ben affilato vengono “cerrate” a misura (18 – 21 – 23 cm.).
L’attività, superati i numerosi problemi che si verificano di solito in tutti gli inizi, divenne per il Fermani un autentico successo. Ben presto sorsero altre ditte di cannucce: la G.A. & C. F.lli Fermani – la Fermani Pasquale – la Giacinti Marino & Figlio, tutte di Falerone (contrada Pozzo). Giuseppe Fermani pensò ad una espansione europea. A tal proposito partecipò alla Esposizione Internazionale di Parigi nel 1927 ed alla Mostra “Du Confort Moderne Du Paris” dove ebbe un ambito riconoscimento con una “Croce di Cavalierato” e due “Medaglie Auree”. Così la “Drinking Straw”, per la sua riconosciuta e indiscutibile pregiata qualità, fu venduta soprattutto in Francia, Germania, Svizzera, Austria, Inghilterra in gazzettini e cosiddette “Nude”.
Nell’ottobre del 1926, l’Igienica di Remo Tomassini, iniziò, per prima in Italia ad imbustare cannette di paglia per bibite con una macchina automatica proveniente dall’Austria, studiata e realizzata da Lerner (costruttore di macchine per sigarette), su richiesta della Ditta “Igienica”. La definitiva preparazione delle cannucce, sbiancate e sterilizzate con vapori di anidride solforosa, veniva effettuata solamente da poche ditte faleronesi (contrada pozzo) con particolari tecniche e procedure come “segreti d’azienda “! Quindi la Tomassini dovette rivolgersi a questa zona per gli acquisti programmati. La lodevole iniziativa del Comm. Remo Tomassini, ideatore di questa attività, fece conoscere in Italia e all’estero la città di Porto San Giorgio, in quel tempo importante centro peschereccio sull’Adriatico.
Successivamente, Antonio Concetti di Piane di Falerone, nel 1928, con una macchina, che fu acquistata in Austria, limitata alla sola produzione di tubetti di carta, incominciò a confezionare cannucce in bustine chiuse a mano con rotelle “zigrinatrici”. Verso la fine degli anni ’40, Antonio Concetti fondò la I.P.S.I. e, in quella occasione, acquistò la prima macchina Lerner per il confezionamento automatico delle cannucce di paglia.
Dopo vari anni, precisamente nel 1949, sorse la ditta A.M.P.A. dei F.lli Fermani di Piane di Falerone. Il Dr. Silvano Giubbilo, socio della suddetta, realizzò un procedimento di ventilazione e aspirazione con vapori di formaldeide e le cannucce disinfettate venivano automaticamente imbustate. La straordinaria invenzione di Giuseppe Fermani, diede alla zona prestigio ed economia di indubbio valore, a supporto dell’allora fiorente attività artigianale della paglia di grano multiuso.
Nel 1950 con sede a Piane di Falerone, ad opera di Silvano Giubbilo, nacque l’U.M.C.T.A., un consorzio tra tutti i commercianti di trecce di paglia: 4 a Falerone, 2 a Monte Vidon Corrado, 1 a Montappone. In totale 7 ditte, le sole esistenti nella zona produttiva. Nella costituzione del consorzio, ideato e realizzato da Giubbilo, collaborò fattivamente alla adesione totale dei commercianti, anche Pasquale Tirabasso (Pasquà de ‘ncanna) di Montappone, il primo a convincersi della sua necessità, anche per i molteplici scopi consortili, tra cui quello di equalizzare e sostenere i prezzi di acquisto delle trecce di paglia sui liberi mercati settimanali e vendita delle stesse agli abituali acquirenti della Toscana e del Veneto. Subentrando alla singola ditta di Fermani Giuseppe, il Consorzio forniva ingenti quantità di trecce al Centro Grandi Invalidi di Schio (VI) per la produzione, in prevalenza, di utili cestini, orditi e tramati con trecce di paglia.
