ATTIVITA’ COMMERCIALI E AMBULANTATO D’EPOCA

Nel Territorio in prevalenza agricolo del Piceno, il cappello di paglia, sin dalle sue irrintracciabili origini, ha sempre accompagnato il forese nei duri ed estivi lavori dei campi senza aver avuto un ruolo importante sul piano economico. Dopo la caduta dell’Impero bonapartista (periodo in cui le attività in Italia ripresero vigore) numerosi coloni della Media e Alta Val Tenna, conoscevano bene l’arte di intrecciare paglie e confezionare cappelli.
Durante la sosta invernale e in altri periodi dell’anno, senza trascurare il lavoro agricolo, dedicavano più tempo del dovuto alla produzione destinata al commercio. A volte succedeva che il proprietario del terreno facesse da contadino, fabbricante di cappelli e negoziante allo stesso tempo, una sorta di connubio tra realtà rurale e commerciale. L’industria, se così può definirsi, di trecce e cappelli nella vallata, non ha mai avuto un vero sviluppo, poiché la mezzadria, sistema di contratto agricolo molto diffuso nel Piceno, è stata il suo unico e irrinunciabile supporto.
Da recenti ricerche effettuate nell’Archivio Storico del Comune di Falerone, la Dott.ssa Angela Cruciani, rileva che a Montappone nel 1851 vi erano almeno 21 venditori di cappelli di paglia.
Dal Ruolo dei contribuenti della tassa di esercizio per le arti e il commercio risultava che a Falerone nel 1854 c’erano 15 raccoglitori ed un negoziante di cappelli, e nel 1890 furono rilasciati 80 certificati di iscrizione nella lista dei merciaioli ambulanti di cappelli di paglia e 59 nella lista contribuenti della tassa sugli esercizi e sulle rivendite .
Nel 1892 a Monte Vidon Corrado si contavano 23 negozianti 3 bottegai e 3 rivenditori.
Il tradizionale ambulantato, tipico esercizio commerciale del luogo impegnava da Maggio ad Agosto di ogni anno cappellai e mezzaioli che a piedi con la “stanga” sulla spalla, percorrevano, viaggiando di giorno e di notte, in lungo e in largo intere province, smerciando cappelli di produzione locale, propria e altrui. La Stanga, mezzo di trasporto nei trasferimenti che effettuavano i cappellai durante la stagione della vendita, e bancarella di esposizione e smercio nelle soste. Consisteva in una pertica di salix vicinali di lunghezza da tre a quattro metri e da un bastone più corto chiamato pungolo. Ad un’estremità di questo era fissato un punzone di ferro, ricavato normalmente da una vanga o da un forcone fuori uso, per poterlo piantare ritto in terra. In un foro alla sua sommità era legata una cordicella che permetteva di disporre orizzontalmente la pertica a bilancia. Il pungolo serviva anche da bastone per sostenere e mantenere in equilibrio sulla spalla la stanga e all’occorrenza per difendersi dai cani e dai malintenzionati. I cappelli erano appesi con un filo di refe l’uno accanto all’altro sulla pertica e venivano protetti dal sole e dalla pioggia con due capaci sacchi di juta. La quantità dei prodotti commercializzati dai venditori ambulanti del Piceno, nei primi anni del Novecento, raggiunse un valore di quasi 1.500.000 lire, toccando punte soddisfacenti: 507.000 lire per quelli di Falerone; 320.000 lire per quelli di Massa Fermana; 296.000 lire per i commercianti di Montappone; 173.000 lire per quelli di Monte Vidon Corrado e 150.000 lire per quelli di Monteverde, contrada di Montegiorgio. Purtroppo questo periodo di florido commercio per le nostre aziende non durò a lungo, seguirono sempre più incalzanti e alternate profonde crisi di ogni genere.